Dicono che sia la coppia ideale, quella tra la regina e il fuco. La regina passa tutta la sua vita, che dura dai due ai quattro anni, a deporre le uova. I fuchi, nel loro breve passaggio terrestre di alcuni mesi, hanno come unica funzione quella di fecondare le giovanissime regine. Maqui alla stazione di riproduzione di Schilstal, vicino a Flumserberg a 1.200mslm, i voli nuziali sono pilotati: il fuco, per entrare in attività, dev’essere del «partito giusto».

Ci troviamo nel cuore del «pianeta api nere», l’Apis mellifera mellifera, una tradizionale razza svizzera che ora rischia l’estinzione. «E sì che l’ape nera – racconta Balser Fried, appassionato apicoltore e presidente dell’Associazione svizzera ape nera nonché persona di contatto per Slow Food – vive sul nostro territorio sin dall’ultima era glaciale. Manegli ultimi decenni, è stata vieppiù soppiantata da altre razze importate e dagli incroci che ne risultano». Detto in cifre: oggi in Svizzera tedesca, su 150mila colonie di api, solo ancora il 10% è di pura ape nera. Da qui l’importanza del «partito giusto». «Lontano da zone che sappiamo visitate da altre razze – spiega Hanspeter Küng, responsabile zootecnico della stazione di Schilstal – “organizziamo” il volo nuziale mirato.

Ci sono altre cinque stazioni in Svizzera dove gli apicoltori possono rifornirsi di regine 100% mellifera». Il costo di una regina? 65 franchi per 20 millimetri di grandezza, 200 milligrammi di peso e circa 2.000 uova fecondate. «Tuttavia – prosegue Fried – per garantire a lungo termine la sopravvivenza di questa razza, occorre che gli apicoltori di una regione si accordino nell’allevare tutti l’ape nera. Questo, ad esempio, è avvenuto nel canton Glarona. Dal 1978, infatti, da quando alla “Landsgemeinde” si è votato il divieto d’introduzione di razze di api straniere, questa regione figura zona protetta per l’ape indigena. Un esempio più recente è quello della valle di Monastero: dal 2006 gli apicoltori di questa valle hanno deciso di tenere solo arnie di ape nera. Però occorrono ancora altre regioni che seguono questo esempio». Ma gli apicoltori che non scelgono la nera avranno ben le loro ragioni… «Le razze introdotte, come d’altronde in altre specie animali, fruttavano una maggiore resa. E i primi incroci con la nera hanno portato a risultati interessanti. Ma questo ha indotto gli apicoltori a compiere incroci spesso incontrollati, con alla lunga il risultato di ottenere api aggressive, più vulnerabili alle malattie e con una più grande variazione di resa negli anni» risponde Balser Fried.

«L’ape nera, invece – interviene Toni Linzberger, docente di apicoltura e responsabile dell’apiario didattico di Berschis (SG) – è più regolare negli anni. Anzi, negli anni di magra riesce a portare a casa più miele delle altre razze.Questo fa sì che su dieci anni, la produzione equivalga a quella di altre razze». Nel frattempo, Linzberger estrae in tutta calma i favi dall’alveare, schiude le celle con un raspino e li introduce nella centrifuga smielatrice. Le api sembrano davvero docili, tanto che Linzberger inizia il lavoro senza protezione, solo con l’ausilio del soffietto per intontire le api. La miscela che i professionisti mettono nel soffietto dev’essere un segreto personale… solo Küng si sbilancia: «Aggiungo anche dei fiori di lavanda».

Dalla smielatrice scorre il miele, denso e d’un colore bruno dorato. Prima di essere venduto, viene filtrato, lasciato sedimentare per più giorni, di nuovo filtrato e messo in vaso. Con il nuovo raccolto di miele, arriva il rifornimento per la «medicina » casalinga: un cucchiaio di aceto di mele e uno di miele, diluiti in acqua tiepida. L’elisir di lunga vita per gli appassionati apicoltori. Ma non solo per loro.

 

Allegati:
FileAutoreFontePubblicazione
Scarica questo file (ape_nera_cooperazione.pdf)Regina d\'ape nera cerca fuco  12 agosto 2008
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 Rango 0.00 (0 voti)
Joomla Template - by Joomlage.com