Anche in Svizzera l’apicoltura urbana sta vivendo un boom. Ad esempio a Zurigo, dove il fotografo Marc Latzel produce miele in proprio. Latzel ha iniziato questa avventura quattro anni fa con una colonia d’api. Oggi ne possiede sette. Le sue api vivono in arnie sul tetto di un condominio di Zurigo-Wiedikon dal quale si vedono le case dei vicini, un campanile con l’Üetliberg sullo sfondo. Un quadro come questo non si addice certo al tipico habitat al quale siamo abituati a immaginare tali insetti, più legato a paesaggi campestri, immersi in una natura idilliaca e avvolti dal ronzio delle api che svolazzano di fiore in fiore. A volte però la realtà è diversa da come ce la immaginiamo. Di fatto in campagna le api ormai hanno vita dura. Nelle aree dove predominano monocolture non trovano quasi più fiori. Spesso in quelle zone nascono molti meno fiori di quanti se ne trovano in città. Un esempio è la piana del Linth, considerata dagli apicoltori un vero e proprio «deserto verde».

Ovviamente esistono anche prati con una straordinaria biodiversità di fiori che però sono sottoposti a regolare sfalcio molto presto agli inizi della stagione. Per questo non costituiscono una costante fonte di approvvigionamento per le impollinatrici in cerca di nettare. Una volta che colza e tarassaco sono sfioriti, gli insetti trovano poco o niente dal quale ricavare miele. Per questo gli apicoltori le devono nutrire con acqua zuccherata. «Se l’agricoltura industrializzata andrà avanti di questo passo», prosegue Latzel, «credo che il futuro delle api sarà più in città che in campagna».Ma ve le immaginate le api in una città cementificata? Certo che sì! Tenete presente che molte persone in città amano tenere fiori in balcone, le città sono ricche di giardini, biotopi asciutti, superfici incolte e parchi. Spesso in città il clima è anche più mite della campagna. Le api volano quindi per un periodo più lungo. In città la loro stagione inizia generalmente un mese prima che in campagna e dura anche più a lungo. In primavera fioriscono ciliegio e tarassaco, a fine estate girasole e lavanda. «Le api trovano qualsiasi tipo di fiore», spiega Latzel. «Noi uomini spesso non ci accorgiamo nemmeno della quantità immensa di fiori che popolano la nostra città a tal punto che non sapremmo nemmeno dove andarli a cercare».

Rispetto alle loro cugine di campagna, le api cittadine presentano un altro vantaggio: soffrono meno l’effetto dei pesticidi utilizzati in agricoltura che danneggiano il sistema nervoso di questi insetti, interferendo sul loro senso dell’orientamento. Per contro, però, in città vi è un maggior inquinamento da gas di scarico, che pare però non nuoccia più di tanto alle api. Le sostanze nocive sembrano non compromettere nemmeno la qualità del miele: il corpo delle api funziona come un filtro che impedisce ai veleni di finire nel miele. Secondo alcuni studi del centro per la ricerca sulle api dell’istituto di ri cerche Agroscope, il miele cittadino non è più inquinato di quello di campagna. Chi desidera fare del bene alle api, non deve fare altro che piantare alcuni fiori che le attirano in balcone; si potrà per esempio scegliere un mix di fiori autoctoni. Le neofite (piante importate dall’estero) non incuriosiscono le api. Anche rose e gerani le lasciano alquanto indifferenti. «Le più utili per loro sono quelle a fioritura tarda e precoce come il salicone», precisa Latzel. «In primavera e in estate l’offerta è sufficientemente ampia». L’esperto sconsiglia però di procurarsi una colonia, improvvisandosi apicoltore.

«È un mestiere che va imparato, costoso e che richiede molto tempo» spiega Latzel per esperienza. «Se decidete di farlo, ha senso allevare più colonie d’api. Vi assicuro che il lavoro da fare è tanto ». Occorre prestare attenzione a non averne troppe. C’è il rischio che prima o poi in città il cibo per tutte venga a mancare e aumenti il rischio di trasmissione di malattie tra le colonie.

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Scarica questo file (miele_sui_tetti.pdf)Il miele sui tetti delle cittàNoemi KernCooperazione27 agosto 2013
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