Polline

Cos’è il polline?


Il polline è composto da una moltitudine di corpuscoli microscopici, gli elementi fecondanti maschili contenuti nell’antera del fiore e, grazie al vento ma soprattutto alle api, viene trasportato nei pistilli di altri fiori, consentendo l’impollinazione delle piante. Dalla forma sferica o ovoidale, più o meno deformata, un grano di polline misura da 2,5 e 220 micron (millesimi di millimetro) a seconda delle specie di fiori che lo producono, con una taglia che oscilla più frequentemente tra i 20 e i 40 micron: tanti fiori differenti, altrettanti pollini differenti. Sono detti anemofili i pollini che, essendo più leggeri, sono trasportati dal vento e sono spesso causa di allergie stagionali, mentre sono definiti entomofili i pollini che utilizzano gli insetti, soprattutto le api, per raggiungere altri fiori: più pesanti ed appiccicosi, questi ultimi sono molto più ricchi di principi nutritivi.

polline-di-apiIl polline è, tra i prodotti dell'alveare, quello più equilibrato nei suoi vari componenti, esso è infatti considerato per metà alimento dinamogeno, che dà energia e per metà plastico, fornisce cioè sostanze indispensabile per la struttura dell’organismo. Il polline è considerato da molti un alimento perfetto grazie alla gamma completa di sostanze nutrienti, necessarie per la vita, che lo compongono, sono infatti oltre 50 gli elementi scoperti dalle analisi di laboratorio: vitamine (B1,B2, B5, B6,PP, C), minerali (Potassio, Magnesio, Calcio, Ferro, Silicio, Fosforo), carboidrati, enzimi, coenzimi, zuccheri, ormoni di crescita, sali minerali, oligoelementi , lipidi (la maggior parte dei grassi sono acidi grassi essenziali) proteine, lieviti e ben ventuno dei ventitré aminoacidi noti.

Nel nucleo della sua cellula, infine, il polline contiene le molecole DNA e RNA i codici basilari che stabiliscono le funzioni di tutte le cellule viventi del mondo vegetale ed animale.


Le api e il polline…

Il polline, non è elaborato dalle api, ma semplicemente raccolto da esse sui fiori e costituisce la fonte proteica, insostituibile, della loro alimentazione, nonché la materia prima con cui le nutrici producono la pappa reale per le pupe e per la regina. L’ape bottinatrice raccogliendo il nettare per produrre miele, esce dai fiori sporca di polline che s’incastra tra i peli del suo corpo, cape pollineome fosse una piccola spazzola. Tra un volo e l’altro, l’ape si ripulisce, convogliando nella superficie addominale il polline di cui è cosparsa poi, umidificandolo e impastandolo, forma delle piccole palline, dall’aspetto granuloso e dotate di un guscio esterno molto resistente, che deposita nelle cestelle, piccole tasche presenti sulle zampe posteriori. Una volta tornata nell’alveare, l’ape deposita il polline in apposite celle, pronto per essere consumato o conservato per il fabbisogno della famiglia. Appena raccolto, il polline contiene circa il 60% di acqua ed è facilmente deperibile, quindi le api, per conservarlo, utilizzano fermenti lattici e alcuni lieviti presenti nel nettare: questo procedimento microbico, catalizzato da 5-8 fermenti e da 3 lieviti, ha il compito di impedirne la putrefazione batterica. Questa pratica, paragonabile ad un vero procedimento industriale, è patrimonio delle api da milioni di anni e il polline, così elaborato viene, a ragione, definito  pane d’api.

Il polline e l’uomo….

Poiché le api raccolgono più di quello che serve all'alveare, gli apicoltori hanno inventato un ingegnoso modo per sottrarlo direttamente alle bottinatrici. Essi, infatti, posizionano all’ingresso dell’arnia una piccola griglia dotata di fori di dimensioni tali da “grattare via “le palline di polline presenti sul corpo delle api al momento del loro ingresso. Il polline
cade così in appositi vassoi posti davanti all’arnia, praticamente pronto per essere consumato. Una famiglia di api, per il proprio fabbisogno, raccoglie, durante l'anno, dai 40 ai 60 kg di polline, ma un apicoltore attento all’equilibrio delle sue api, può ottenere non più di uno o due chilogrammi di polline per ogni famiglia.

Proprietà del polline…

Il polline si presenta, di solito, sotto forma di palline di vari colori: bianco avorio, grigio, giallo, verdastro, rosso, bruno, fino al nero, con una predominanza di giallo e marrone chiaro. Esattamente come il miele e la propoli, la sua composizione non è “standard” e varia notevolmente in funzione delle condizioni ambientali e della flora che circonda l’alveare, non solo di mese in mese, ma anche di settimana in settimana e, frequentemente, anche da un giorno all’altro: il medesimo alveare potrà quindi fornire diversi tipi di polline. Il polline d’api non ha correlazioni dirette con il polline dell’aria, responsabile di allergie stagionali: non ci sono controindicazioni al consumo di polline d’api, se non la presenza di particolari condizioni soggettive che si possono verificare per ogni alimento assunto. Il polline ha un contenuto proteico superiore a quello della carne o del pesce e vi si trovano alcuni amminoacidi essenziali, che appartengono cioè al
gruppo di sostanze indispensabili all’organismo umano, il quale, non essendo in grado di produrli autonomamente, deve assumerli con l’alimentazione. Tuttora oggetto di studio, per la incredibile complessità della sua composizione, gli vengono attribuite innumerevoli proprietà:
il polline è considerato un eccellente integratore, particolarmente apprezzato da chi segue diete vegetariane. Una volta raccolto, pulito dagli eventuali residui vegetali, deve essere rapidamente consumato oppure preparato per la conservazione: congelato o essiccato per evitarne il deperimento. Nel polline fresco i granuli sono morbidi,  malleabili ed hanno un profumo e un gusto fiorito e dolce, simile al miele appena raccolto: il caratteristico sapore “fiorito” del miele è, infatti, dovuto alle tracce di polline in esso contenute. Una volta essiccato, il suo gusto, pur differente in virtù delle sue origini botaniche, in generale si avvicina e quello della paglia di grano e del fieno. Poiché il congelamento comporta una modalità di gestione piuttosto complessa, il polline viene comunemente essiccato. Per quest’ultima operazione è importante che sia adottato un processo idoneo a trattare il polline senza distruggere gli elementi e i principi attivi, di solito abbastanza delicati Il polline può essere consumato direttamente in granuli, mescolato al miele, allo yogurt o facendolo sciogliere in una bevanda tiepida: per nessun motivo si deve cuocere per non distruggere la maggior parte dei suoi principi attivi.

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