Cera

Cera dapiLe nostre attuali possibilità di manipolare gli alveari si basano su due fondamentali scoperte: il cosiddetto "spazio d'ape", che consentì l'adozione del telaio mobile, e l'invenzione del foglio cereo ad opera di Mehring nel 1857.

Bisogna rilevare che in apicoltura la parola "CERA" definisce (o dovrebbe definire) il prodotto di una secrezione delle api.Tuttavia questo termine da solo non è sufficiente ad identificare una precisa sostanza, poiché in natura esistono decine di cere diverse, tra le quali alcune sono così chiamate più per il loro aspetto e per i caratteri fisici che non per la composizione chimica, che può invece essere assolutamente diversa da quella della cera d'ape. Il caso tipico è dato dalle paraffine (ottenute dalla distillazione del petrolio), le quali sono costituite esclusivamente da idrocarburi o dalla stearina composta di acido stearico, che con la complessa composizione della cera d'ape hanno poco o nulla in comune.

La cera d'ape è definibile chimicamente come una miscela di oltre trecento sostanze, in cui prevalgono quantitativamente le famiglie chimiche degli idrocarburi, degli esteri e degli acidi, che ne rappresentano da soli il 56%, mentre la quota restante è costituita da piccolissime frazioni di molti altri composti diversi. La cera subisce delle variazioni chimiche passando dagli "specchi della cera" al favo; tralasciando quelle più intime, riguardanti la trasformazione di certi composti ad opera di reazioni provocate da sostanze contenute saliva, così pure delle mutate caratteristiche meccaniche appare, più di altro, un evidente cambiamento del colore. Le scaglie, infatti, sono in origine trasparenti o bianche, mentre la cera deposta sui favi, siano essi anche opercoli di recentissima costruzione, appare variamente colorata dal bianco-crema al giallo e, finanche, a svariate sfumature dell'arancio. Questo fenomeno è certamente dovuto all'incorporazione di sostanze presenti nell'arnia. E' accertato che i maggiori responsabili del colore della cera d'ape sono particolari oli contenuti nei pollini che, una volta immagazzinati nei favi, facilmente si disciolgono nella cera con la quale hanno una stretta affinità chimica. Gli esempi più vistosi sono rappresentati dai favi ma anche dagli opercoli costruiti in concomitanza a fioriture di girasole e leguminose come i trifogli o la sulla,che permettono di ottenere rispettivamente una cera dal gradevole ed intenso colore giallo-oro ed arancio.
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La cera d'ape è una sostanza molto stabile nel tempo: sono noti manufatti artistici egiziani risalenti a 3000 anni a. C.. Ma a fronte di questa stabilità, essa è anche molto sensibile alle manipolazioni che si effettuano per l'estrazione e la successiva lavorazione.  E' importante che ognuno sappia estrarre la cera nel modo più corretto, per mantenere integre le primitive qualità così da poter ottenere degli oggetti o dei fogli cerei rispondenti ai migliori requisiti di colore, profumo, consistenza, nonché di buona accettazione da parte delle api.
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