Modifica dell'ordinanza sulle epizoozie,
infestazione da Aethina tumida, piccolo coleottero dell'alveare


Presa di posizione della Società Ticinese di Apicoltura


Gentili signore e signori,
ci rallegriamo del fatto che ci abbiate interpellato per fornire la nostra opinione sulla modifica dell'Ordinanza
sulle epizoozie in caso di infestazione da "piccolo coleottero degli alveari" (denominazione che preferiamo
perché più coerente dal punto di vista scientifico e con la traduzione dall'inglese). È un'occasione  che cogliamo
volentieri, e per questo vi ringraziamo, in uno spirito costruttivo e di collaborazione.

Tuttavia, ci vediamo costretti ad esprimere un certo scetticismo riguardo al cambiamento di denominazione
dell'"aethinosi" da patologia da sorvegliare a patologia da combattere. Il sacrificio di innumerevoli apiari,
mettendo a repentaglio l'apicoltura stessa nel Canton Ticino (o in un altro cantone svizzero) per mettere in
atto un velleitario quanto inutile tentativo di arginare l'avanzata del parassita ci preoccupa.

Ci preoccupa in veste di apicoltori, ma anche pensando al ruolo centrale che api, bombi e altri apoidei (tutti colpiti dal
coleottero) rivestono per l'impollinazione, la produzione primaria e la biodiversità. I danni di una tale strategia
sarebbero incalcolabili e travalicherebbero il mondo dell'apicoltura. Pensiamo sia più opportuno fornire agli
apicoltori le conoscenze e i mezzi per convivere con il nuovo parassita che non mettere in pericolo l'esercizio
stesso dell'apicoltura sul nostro territorio.
Pure per i molti motivi elencati sotto, riteniamo inopportuno la modifica dell'Ordinanza sulle epizoozie in caso
di infestazione da "piccolo coleottero degli alveari", mutando lo status da "organismo da sorvegliare"
in "organismo da combattere" - Innanzitutto, se l'Aethina tumida dovesse manifestarsi in Ticino (o in qualsiasi altro cantone)
significherebbe che il coleottero nel frattempo si sia diffuso in gran parte dell'Italia. In quel caso nutrire la speranza di poterla
eradicare ed evitare l'infestazione (e la continua reinfestazione) delle api svizzere sarebbe pura illusione.

Questo principalmente a causa della biologia dell'animale: l'adulto di Aethina tumida può volare 10
chilometri, la specie si riproduce anche nei nidi di bombi e altri apoidei e, infine, sopravvive anche 5-6 mesi
nella frutta in fermentazione o nelle cataste di legna. Inoltre, la geografia non ci aiuta! La frontiera svizzera
con lo stato italiano corre lungo 450 chilometri, in molti tratti i territori di pascolo delle api (per esempio sui
fiori di Robinia pseudoacacia nel Varesotto e nel Sud-Ovest del Canton Ticino) vengono tagliati dalla linea di
demarcazione delle nazioni. Questo vuol dire che qui api italiane e api svizzere entrano in contatto e gli
apiari delle due rispettive nazioni sono posti fra loro a breve distanza (molto meno del raggio d'azione degli
adulti di Aethina). Gli apicoltori italiani professionisti sovente trasportano i loro alveari dai siti di svernamento
e di raccolto sugli agrumi, posti nel Sud-Italia, vicini ai territori dove l'infestazione di Aethina tumida è oramai
conclamata, direttamente a pochi chilometri, a volte a poche centinaia di metri (a volo d'ape o d'Aethina...)
dagli alveari svizzeri. Questo significherebbe una continua re-infestazione del territorio svizzero da parte del
coleottero parassita. Bruciare gli alveari e gli apiari sarebbe una cura puramente palliativa nel nostro
contesto territoriale.
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Aethina tumida è molto difficile da individuare. All'inizio dell'infestazione si hanno pochi individui, se non
addirittura uno solo, per arnia. Non dobbiamo farci ingannare dalle immagini che ci giungono dagli Stati Uniti.
L'esperienza italiana mostra che è difficile osservare il piccolo coleottero degli apiari. Questo significa che
con molta probabilità scopriremo l'infestazione già quando sarà notevolmente diffusa nel territorio
(CantonTicino o altro cantone svizzero). Se applichiamo alla lettera il principio di "patologia da combattere"
significherà mandare a fuoco un gran numero di arnie, con undanno economico e al patrimonio apistico
(genetico) notevole e sproporzionato. Infatti, l'esperienza in Calabria lo dimostra, dopo aver bruciato apiari
interi, il coleottero si ripresenta nelle stesse zone, credute bonificate.
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In Calabria, il fatto di bruciare gli apiari aveva un senso. Si trattava del primo focolaio d'infestazione di
Aethina tumida su suolo europeo (dopo l'infestazione sventata in Portogallo). Sulle spalle dell'Italia pesava la
responsabilità di fare tutto il possibile per difendere l'apicoltura (e non solo) europea. A mali estremi, estremi
rimedi! Era la soluzione dettata dall'emozione e dalla ... disperazione di scoprire il parassita sul proprio
territorio. È stato un encomiabile gesto di solidarietà europea. E tutti noi apicoltori dovremmo ringraziare il
sacrificio dei colleghi calabresi.Tuttavia, da quei giorni di settembre 2014 tempo ne è trascorso e molti
i tecnici apistici italiani (che abbiamo contattato) sono concordi nel ritenere che l'arrivo del Piccolo coleottero
degli alveari è da considerarsi irreversibile. Ora è inverno e tutto tace, ma molti temono che al risveglio
primaverile molti altri focolai d'infestazione saranno scoperti. A queste condizioni l'Italia potrebbe anche
rivedere il quadro legislativo e rinunciare al tenta tivo di eradicazione per proseguire con un'opera di
sorveglianza e gestione del nuovo parassita. A questo punto la modifica di status di Aethina tumida
proposta per la legislazione svizzera nella corrente consultazione ci sembrerebbe semplicemente incompre
nsibile eincoerente.- Aethina tumida si comporterà verosimilmente come tutti quegli organismi "alieni"
(piante animali) che sono giunti sul nostro territorio, uno dopo l'altro, impossibili da eradicare con costi ragionevoli
(varroa, zanzara tigre, cinipide del castagno, ecc). Invece di alimentare inutili e costose illusioni di eradicare la malattia è
forse opportuno chinarsi direttamente sulla ricerca e l'implementazione di misure di contenimento e convivenza a lungo termine.
Lo stesso presidente del network internazionale COLOSS, il professor Peter Neumann, ha dichiarato
(comunicato stampa dello stesso COLOSS del 3 novembre 2014) che molto probabilmente il rinvenimento di
Aethina tumida in Calabria rappresenta l'arrivo permanente del coleottero sul nostro continente. Da queste considerazioni,
esternate da uno dei maggiori esperti in Europa del parassita, possiamo certamente avanzare l'ipotesi che probabilmente
sia preferibile iniziare immediatamente ad applicare una strategia di convivenza che non una lotta volta ad un improbabile
quanto velleitario tentativo di eradicazione su suolo svizzero. La difesa dei confini elvetici è completamente inutile contro
l'avanzata di un insetto parassita che ha percorso le migliaia di chilometri che separano la Florida dal
Canada in 6 anni appena!

Sempre nella ferma volontà di costruire un dialogo costruttivo con la vostra stimata autorità segnaliamo il
nostro dissenso sul fatto che per gli apiari e per il materiale apistico distrutto non si preveda nessuna misura
di indennizzo. Questo è assolutamente controproducente. Gli apicoltori per paura di veder distrutto il proprio
patrimonio apistico, il proprio materiale e le relative finanze molto probabilmente si guarderanno bene
dall'annunciare i casi di infestazione da Aethina tumida. Il risultato sarebbe catastrofico, perché vi è il rischio
concreto che la parassitosi venga scoperta solo tardivamente. Ciò pregiudicherebbe anche gli eventuali sforzi
di prevenzione rivolti a proteggere aree particolari o discoste, difendibili (per ragioni geografiche, climatiche o biologiche)
dall'avanzata di Aethina tumida
.
Tenendo conto di tutto quanto precede ci chiediamo chi sarà in grado di sostenere gli enormi costi che verranno
generati dal passaggio di status di Aethina tumida, nell'Ordinanza sulle epizoozie. Inoltre, vogliamo anche rendere
attenti al fatto che organizzare dei roghi che coinvolgano magari anche decine di arnie in un territorio fortemente urbanizzato
come il nostro non sarà cosa affatto evidente, visto l'elevato impatto ambientale che questi avranno.
Teniamo a sottolineare che in Ticino siamo felici della recente nuova nomina di ispettori degli apiari.
E anche la Società Ticinese di Apicoltura si sta adoperando, appoggiando gli sforzi del veterinario cantonale, per
promuovere l'immagine degli ispettori presso gli apicoltori. Se mettiamo in campo gli ispettori per combattere
la patologia, bruciando gli apiari infestati, in toto, senza indennizzo alcuno, distruggeremo anche il legame di
fiducia e collaborazione fra apicoltori e ispettori che tanto faticosamente si sta cercando di consolidare.
Concludendo, gentili signore e signori, contestando il passaggio da "patologia da sorvegliare" a "patologia da
combattere" non vogliamo assolutamente indebolire la lotta aAethina tumida. Pensiamo che si debba contrastare
il Piccolo coleottero degli apiari favorendo la ricerca scientifica, la sorveglianza del territorio, la formazione degli apicoltori,
l'implementazione immediata di una strategia di lotta e di convivenza identificata e messa a punto dagli organi federali preposti
alla salute dell'ape (CRA Liebefeld, Uni Bern, apiservice, USAV). Solo in casi eccezionali, dove focolai puntuali di
Aethina tumida minacciano vallate o luoghi particolarmente isolati, difendibili dal parassita (probabilmente a quote elevate il parassita
farà fatica a istallarsi), propendiamo per la distruzione degli alveari colpiti, su decisione del veterinario cantonale,
provvedendo all'indennizzo adeguato dell'apicoltore.

Con i migliori saluti.

A nome della
Società Ticinese di Apicoltura
Davide Conconi, presidente

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