|
Venerdì 23 Gennaio 2009 15:13 |
La varroa è un acaro che colpisce in maniera particolarmente grave le nostre api, le parassita allo stato adulto ma soprattutto come larve e pupe della covata. E’ una infestazione che per la sua rapidità di diffusione, i danni che provoca, la difficoltà di riconoscerne precocemente la presenza, i mezzi attuali di controllo, l’inesistenza di prodotti in grado di eliminarla definitivamente, deve essere considerata tra le più gravi per le api. Costituisce il problema dell’apicoltura attuale, sia per i danni economici che per le misure sanitarie che occorre attuare per impedirne la diffusione.

L’acaro varroa trasferitosi sull’ape domestica, ha ampliato il campo della sua attività, infestando gravemente non solo la covata maschile e quella femminile dell’ape operaia, ma anche le api adulte ed i fuchi. Con il proprio apparato boccale la varroa fora facilmente le membrane esterne del corpo dell’adulto e delle larve di ape, succhiando il sangue (emolinfa) per il proprio nutrimento, causando gravi danni agli individui colpiti: indebolimento, ferite, lesioni di organi interni, malformazioni, infezioni, ecc.. La varroa per un certo periodo della sua vita è dentro le cellette di covata; prima che questa venga opercolata (chiusa per la metamorfosi dell’ape) la femmina della varroa depone da 2 a 5 uova sulla larva delle api ( 2 uova se cella femminile, fino a 5 se cella a fuco). Dalle uova di varroa dopo 24 ore nascono le larve che riescono a diventare insetto adulto nei giorni previsti per lo sviluppo dell’ape nella cella. Quando l’ape esce dalla cella escono anche le giovani varroe già adulte e che sono in grado di riprodursi immediatamente. Anche in questo caso le larve di varroa si nutrono dell’emolinfa della larva dell’ape che si trova in metamorfosi sottraendole energie al normale sviluppo.
È indispensabile che alla ripresa della deposizione a fine inverno il numero delle varroe presenti in una famiglia di api non superino le cinquanta unità.
Per un trattamento risolutivo si raccomandano le seguenti condizioni:
- Contate sempre le varroe
Effettuare la diagnosi significa conoscere il livello di infestazione media delle colonie per poter utilizzare nella maniera più corretta il metodo di lotta più opportuno. Contare le varroe utilizzando l’apposito fondo in lamiera o adottando un fondo provvisorio in cartone permette di evitare sprechi inutili quanto dannosi di principio attivo. Attenzione: al contrario sottovalutare la presenza dell’acaro in mancanza di una corretta diagnosi può essere ancora più pericoloso.
- Trattate solo in assenza di covata
Per non danneggiare le famiglie più di quanto possa farlo la varroa è necessario trattare solo in assenza di covata,
condizione per la quale i trattamenti sono stati ideati e testati. Trattare con covata significa mettere al sicuro una buona parte di varroe che ancora si moltiplicano sotto gli opercoli.
- Trattate con temperature adeguate
L’efficacia del trattamento può essere vanificata dalle condizioni ambientali, in particolare dalla temperatura, che deve essere compresa tra i 10° e i 25°C. Per i sistemici la temperatura deve manifestarsi tale anche nelle ore successive al trattamento.
- Maneggiate con prudenza i prodotti chimici
Utilizzate, se necessario, guanti monouso e mascherina per il viso e attenetevi sempre scrupolosamente alle dosi indicate.
I principi attivi utilizzati sono nocivi per l’uomo e contaminano facilmente cibi e bevande.
Clicca su questo link per visualizzare tutti i documenti sui trattamenti
|
|
Ultimo aggiornamento Venerdì 23 Gennaio 2009 16:13 |